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Parliamo di Salute e Sicurezza e non solo virus

By 21 Giugno 2020 No Comments

In considerazione della triste esperienza che stiamo vivendo anche per il corona virus, nei luoghi di lavoro ma non solo, abbiamo creduto opportuno riprendere la trasmissione di piccole informative nel merito, perché l’informazione dei lavoratori è il primo e principale tassello della conquista della sicurezza e della salute all’interno dei luoghi di lavoro.

Tale informazione, se adeguatamente articolata e continuata nel tempo, è diretta al raggiungimento della cultura che sta alla base del corretto comportamento dei lavoratori, consapevolezza questa che condiziona anche il comportamento delle aziende e senza il quale non ci può essere né salute né sicurezza.

Un errore che spesso viene commesso è quello di considerare le norme di legge, decreti e quant’altro emesso nel merito della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro nei momenti di particolare difficoltà (quanti ne abbiamo letti in questi mesi per il corona virus …) quale normativa completa che regola l’emergenza e che alla stessa (unitamente agli accordi sindacali di vario livello) ci si debba conformare per essere in regola.

Non è invece sufficiente. Dovremmo infatti considerare che tutto quanto viene deciso nella contingenza, rappresenta una specializzazione, un’attualizzazione del decreto 81/08, che deve essere conosciuto prima di leggere le disposizioni emergenziali se le si vogliono ben comprendere, perché il decreto 81/08 non viene abrogato, anzi: acquisisce in questi tempi senz’altro una maggiore forza e rilevanza. Quanto riportiamo di seguito rappresenta una breve sintesi tratta dal nr.1 2020 del Bollettino dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, realizzato dall’Azienda USL Toscana nord ovest con la collaborazione di tutti i servizi di Prevenzione, Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro della Regione Toscana.

Mario Pertici – Segretario Provinciale FABI del Sindacato Autonomo Bancari di Pisa – 22.06.2020

Mai come negli ultimi mesi il Titolo X del D.Lgs. 81/08 è stato di grande attualità. L’emergenza Coronavirus, che ha travolto tutti noi nella nostra vita quotidiana e in particolare tutti coloro che hanno competenze lavorative in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ci ha portato improvvisamente ad interrogarci sull’esposizione ad agenti biologici, sulle modalità di contagio, sulle misure tecniche e organizzative per contrastare il diffondersi dell’epidemia, sulle procedure per la valutazione del rischio. E mai come nell’ultimo periodo siamo stati assaliti da dubbi interpretativi e ci siamo affannati per trovare rapidamente risposte, che ci consentissero di condurre la nostra vita e di portare avanti la nostra attività lavorativa, con la dovuta coerenza e la consueta professionalità. Da qui l’idea di un numero del Bollettino, dedicato al Titolo X del D.Lgs. 81/08, che vuole essere di aiuto a fornire risposte agli interrogativi più frequenti sul rischio biologico: cos’è un agente biologico, quali sono gli obblighi del datore di lavoro, qual è il ruolo del medico competente e del RSPP, quali sono le misure di protezione collettiva ed individuale che possono essere utili per difendersi dal rischio contagio, quali sono le misure igienico ambientali e soprattutto cosa può fare il RLS. In questo momento di particolare criticità, la Regione Toscana, insieme ai servizi PISLL delle Aziende USL, si sta adoperando al fine di veicolare con la massima efficacia tutte le azioni ed iniziative specificatamente dedicate al contrasto del COVID-19 (…..)

Ing. Giovanna Bianco – Regione Toscana

Responsabile di settore prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro

TRATTO DAL NR.1 – 2020 DEL BOLLETTINO DEI RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA, REALIZZATO DALL’AZIENDA USL TOSCANA NORD OVEST CON LA COLLABORAZIONE DI TUTTI I SERVIZI DI PREVENZIONE, IGIENE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO DELLA REGIONE TOSCANA.

(…..) Ribadiamo quindi di seguito alcune specifiche sul Datore di Lavoro (DL) e sulla organizzazione della prevenzione nei luoghi di lavoro. Il datore di lavoro è definito ai sensi dell’art. 2 del D.Lgs. 81/08 come il “soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o soggetto che secondo il tipo e assetto di organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell‘unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa”.

Da tale definizione si evince che vi sono due aspetti che definiscono il Datore di Lavoro: ha poteri decisionale e di spesa e ha la responsabilità dell‘organizzazione dell‘attività. Il Datore di Lavoro, usufruendo delle capacità e prestazioni dei lavoratori col corrispettivo della retribuzione, è obbligato a tutelarne salute e sicurezza salvaguardando la loro integrità fisica, psichica e sociale: deve perseguire questo fine eliminando o cercando di ridurre per quanto possibile i rischi in ambito lavorativo.

Il Datore di Lavoro, in relazione all’esposizione al rischio accertato applica i principi di buona prassi microbiologica, ma soprattutto applica le misure preventive e protettive adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative. Ha l‘obbligo di aggiornare la valutazione del rischio biologico con scadenza triennale ma ha anche l’obbligo di effettuare un aggiornamento della valutazione dei rischi in caso di variazioni significative dell’attività lavorativa ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro.

Ove vi siano rischi per la salute dei lavoratori il Datore di Lavoro attua misure tecniche organizzative procedurali per evitare o limitare l’utilizzazione di agenti biologici nocivi e limitare al minimo i lavoratori esposti al rischio.

Progetta adeguatamente i processi lavorativi, anche attraverso l’uso di misure di sicurezza ambientali atte a proteggere dall’esposizione accidentale ad agenti biologici ed adotta altresì misure igieniche per prevenire e ridurre al minimo la propagazione accidentale di un agente biologico anche fuori dal luogo di lavoro adotta misure di protezione individuali dotando di DPI i lavoratori, e definisce procedure di emergenza per affrontare incidenti ed emergenze sanitarie. Misure di emergenza non sono state previste per emergenze che coinvolgessero la popolazione in generale oltre a quella lavorativa, come nel caso dell’emergenza attuale da Covid-19; pur tuttavia sono misure che prevedono che il datore di lavoro informi l’organo di vigilanza territorialmente competente per quanto di interesse, anche telematicamente e per mezzo degli organi paritetici e delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro.

Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza deve essere messo al corrente nel momento dell‘emergenza delle misure che il datore di lavoro intende adottare o che ha già adottato per porre rimedio alla situazione creatasi.

Il Datore di Lavoro qualora vi sia rischio per la salute, fornisce, sulla base delle conoscenze disponibili, informazione ed istruzioni, prima che i lavoratori siano adibiti ad attività a rischio biologico sulle:  modalità di contagio agli agenti biologici, precauzioni da prendere per evitare l’esposizione, le misure igieniche da osservare, la funzione degli indumenti di lavoro e protettivi e dei dispositivi di protezione individuale ed il loro corretto impiego, il modo di prevenire il verificarsi di infortuni (leggi: contagio e malattia a causa e nello svolgimento del lavoro).

Al fine di garantire una efficace collaborazione tra medico competente e RLS è prima di tutto necessario che il medico competente sia un interlocutore facilmente contattabile dal RLS in modo che si possa sviluppare tra i due un rapporto di collaborazione sistematica che vada al di là dei pochi momenti di confronto istituzionale previsti dalla norma.

Nella valutazione del rischio biologico ma più in generale in occasione di episodi pandemici o epidemici, la figura del medico competente è centrale in quanto le sue competenze professionali sono indispensabili in tutte le fasi del processo preventivo, dalla valutazione dei rischi e suo aggiornamento (con preliminare sopralluogo negli ambienti di lavoro), alla formazione, informazione e addestramento, alla definizione del protocollo sanitario, al giudizio di idoneità, alla riunione periodica, alle indicazioni per l’utilizzo dei DPI, alla redazione della relazione sanitaria molto utile in occasione della riunione periodica.

Tipologie di lavoro:

(…..) Esiste poi una terza categoria di attività lavorative in cui l’esposizione degli addetti agli agenti biologici non è un rischio legato alla tipologia di attività e quindi non è presente sistematicamente, ma si può verificare come un epifenomeno indesiderato in rapporto alla presenza nell’ambiente di lavoro di soggetti portatori di agenti patogeni. In questa terza categoria possono rientrare tutte le attività produttive, in particolare quelle dove è maggiormente presente il contatto con il pubblico e/o la concentrazione di persone in spazi chiusi. In tali situazioni la prevenzione della trasmissione delle malattie infettive è strettamente legata all’applicazione di misure generali di igiene e salute pubblica. In particolari circostanze, legate a epidemie o pandemie di malattie infettive, gli ambienti di lavoro possono diventare luoghi di diffusione del contagio fra gli addetti. In questo contesto l’applicazione rigorosa delle misure di contenimento del rischio, comprese quelle eventualmente dettate dalle disposizioni nazionali e regionali, diventa un preciso obbligo del datore di lavoro, soggetto garante della tutela della salute dei lavoratori, ai sensi del D.Lgs. 81/08 e dell’ art. 2087 del codice civile. Al datore di lavoro di concerto con i soggetti della prevenzione (RSPP, Medico competente e RLS), resta il compito di valutare e decidere come adottare le misure di prevenzione nella propria azienda, in base alle esigenze di tutela dei lavoratori nello specifico contesto produttivo.

Dispositivi di protezione individuale:

(…..) Per DPI si intende qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la salute e la sicurezza durante il lavoro, nonche’ ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo. I DPI devono essere dotati di marcatura CE apposta su ognuno di essi o (se non possibile) sull’imballaggio, seguita dal numero d’identificazione dell’organismo notificato ed eventualmente da un pittogramma che indica il rischio dal quale il DPI è destinato a proteggere. I DPI sono classificati in tre categorie (Regolamento (UE) 2016/425):

I categoria: di progettazione semplice (guanti generici per normali attività di pulizia, creme barriera).

II categoria: dispositivi non inclusi nei gruppi I e III.

III categoria: destinati a proteggere da lesioni gravi, permanenti o dalla morte (ad es. protezione delle vie respiratorie da agenti biologici pericolosi).

Fanno parte dei dispositivi medici le “mascherine chirurgiche” o “igieniche” sprovviste di filtro, comunemente impiegate in ambito sanitario e nell’industria alimentare. Siccome le mascherine chirurgiche non sono certificate CE ai sensi della UNI EN 149:2009 non sono DPI e non proteggono l’operatore, ma servono a limitare la diffusione di agenti biologici. Indossando la mascherina chirurgica si pone una barriera fisica tra la bocca/ naso e l’ambiente esterno impedendo di fatto ai droplets provocati da uno starnuto o da un colpo di tosse di diffondersi nell’ambiente. Sono utili quindi per la protezione delle altre persone da eventuali agenti patogeni da noi trasmessi.

FABI PISA – 22.06.2020

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