Cassa di Risparmio di Volterra

Occorre che la direzione cambi il clima del confronto

By 14 Aprile 2020 Aprile 16th, 2020 No Comments

Vogliamo segnalarvi con soddisfazione che anche la Cassa ha aderito alla convenzione nazionale INPS-ABI per anticipare il pagamento della cassa integrazione in deroga.

Lo abbiamo appreso dai giornali e quindi lo abbiamo verificato presso le nostre fonti sicure.

Anche questo episodio, l’ultimo di una serie, sta a dimostrare che l’azienda deve fare di più per rendere efficace il confronto fra Direzione Generale e Sindacati. Più volte si è rifiutata di realizzare un coordinamento fra le diverse Rappresentanze, nonostante che tutte trovino dignità di ruolo prima di tutto dalla legge, quindi dalle norme contrattuali e più recentemente dai Decreti governativi e dagli Accordi del Governo con le Parti sociali e dei Sindacati bancari con l’ABI. Il sistema che comunemente ha adottato la Direzione, nonostante tutto ciò, di divedere le Rappresentanze in vari modi e in diversi ambiti, non deve e non può funzionare adesso che, per difendere la sicurezza dei colleghi e la funzionalità delle procedure aziendali, è necessaria la massima comunione d’intenti e unità operativa.

Anche coloro che si defilano dalla compattezza sindacale per una diversa sensibilità, lontana dalla concretezza degli avvenimenti, ma “per parte presa”, non dimostrano certo senso di responsabilità, né di mettere in cima a tutte le priorità la tutela massima degli interessi dei propri rappresentati. In questi giorni la Direzione ha voluto mettere una bandierina anche sulle future trattative per il rinnovo del CIA, cercando anche in questa occasione di frazionare i diversi ambiti di confronto per rafforzare la propria posizione strategica e dimenticandosi volutamente che il Contratto Aziendale è un accordo unico e non divisibile. Ancorché nelle logiche degli interessi di parte, queste tattiche risultano corrispondenti a sensibilità non coerenti con il momento difficile che stiamo vivendo: oggi è necessario prima di ogni altra cosa il fair play fra le parti, che non significa accettare di prendere ogni possibile schiaffo, bensì evitare di darne a chicchessia.

Anche nell’applicazione delle indicazioni governative di utilizzare le ferie (pregresse!) e varie altre risorse, per mettere a casa i lavoratori (altrove non possono andare) per diminuire le presenze negli uffici e salvaguardare la comune sicurezza, l’azienda non si è attenuta strettamente a quanto previsto e nemmeno al criterio che le normative hanno una gerarchia e che la “specializzata” non possa essere in nessun caso peggiorativa di quella “generale” (criterio conclamato dal CCNL), ma è ammissibile solo nella misura in cui è migliorativa delle prerogative dei lavoratori.

Forse è stata giustamente vista questa occasione come un momento per diminuire drasticamente il “debito” ferie, ma ciò non ci autorizza a forzare in nessun modo la mano e ad interpretare in maniera autoreferenziale ogni possibile pertugio delle norme. Il sistema bancario mantiene in smart working circa il sessanta per cento dei dipendenti, mentre la Cassa in questo senso si è mossa ma si è limitata a circa un quarto di questo limite e quindi è necessario fare di più. E’ vero che la nostra struttura è quella caratteristica di aziende medio – piccole, con molti microsportelli e competenze diffuse sulle persone e non nelle equipe, ma di più si può e si deve fare. La sensibilità diffusa nella popolazione, come spesso accade, non è in sintonia con i bisogni dei lavoratori del credito e il nostro Segretario Generale ha dovuto dividersi fra interviste ai giornali e nelle principali trasmissioni televisive per sottolineare alcune verità incontrovertibili.

1. Prima ha dovuto minacciare lo sciopero della categoria, ritenuta essenziale alle attività della collettività, ma lasciata priva dei presidi tecnici ritenuti indispensabili per mantenere aperte le attività in sicurezza. In questo momento non è stato fuori luogo minacciare lo sciopero, bensì inammissibile aver dovuto minacciare lo sciopero per ottenere le giuste tutele.

2. Ha dovuto ritornare a minacciare lo sciopero per riuscire a sottolineare pubblicamente come gli operatori bancari non siano i responsabili di quanto sta accadendo e che non ci sono ragioni perché i cittadini esasperati e scontenti aggrediscano le filiali per sfogare la propria frustrazione. “Lo sport nazionale è che qualcuno deve rimanere con il cerino in mano. E non vogliamo essere noi che lavoriamo nelle banche. Se la situazione continua, siamo pronti a scioperare. Ieri e’ stata assaltata una filiale a Collecchio, a Milano abbiamo registrato casi di lavoratrici e lavoratori bancari che ricevono minacce, altri non hanno neanche le mascherine”.

3. Il Segretario Generale della FABI Lando Maria Sileoni si è trovato perfino nella necessità di difendere gli Istituti di credito, sottolineando che comunque esistono delle procedure per erogare il credito e che le stesse possono essere sveltite ma non annullate. “Per adeguare le procedure interne alle banche al decreto sulle nuove garanzie per i prestiti alle imprese servono almeno 10 giorni.
In questo momento il 65% del personale bancario in Italia è in smart working. La conseguenza è che ogni rapporto quotidiano tra i dirigenti rimasti nelle direzioni, i dipendenti nella trincea delle filiali e chi sta a casa è molto rallentato. E qualunque tipo di nuova norma deve scontare questo passaggio. Inoltre, chi sta al governo deve considerare la complessità di un’operazione di finanziamento bancario”.

Il Sindacato sta mostrando l’attaccamento alla categoria, sta mettendo in campo tutto quanto in suo potere per tutelare i lavoratori, ma anche per sostenere le aziende in questo momento di difficoltà. Se la Direzione farà altrettanto forse si realizzerà il clima necessario ad affrontare questo difficile momento con pochi danni e alcuni vantaggi, il più importante dei quali è quello di iniziare le trattative del rinnovo del CIA con animo costruttivo, tecnicamente adeguato, politicamente attento ai bisogni dei colleghi, ma scevro di ogni acredine che invece questa fase può generare. Non vogliamo pensare a quali conseguenze ci potrebbero essere per la Cassa ad un confronto di rinnovo del Contratto Aziendale molto conflittuale, dopo questa fase di estrema fragilità.

il Sindacato deve farsi carico del momento storico che stiamo vivendo, ma la Direzione deve essere la prima a dimostrare questa consapevolezza.

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