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SAB

1 Maggio, cinquant’anni dopo

By 20 Maggio 2020Maggio 25th, 2020No Comments

“Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”, è il titolo della legge 20 maggio n.300 del 1970 conosciuta come Statuto dei Lavoratori.

Un testo fondamentale del diritto del lavoro italiano che, ancora oggi, costituisce la disciplina di riferimento per i rapporti tra lavoratore e impresa. Questo purtroppo a testimonianza della efficienza di quelle norme ma anche, purtroppo, dell’ignavia di questo cinquantennio. Infatti le norme approvate in questi decenni sono state per lo più peggiorative, anche se non sono per adesso riuscite a scalfire lo scudo della legge 300, approvata a seguito delle lotte sindacali e delle mobilitazioni dei lavoratori, che della fine degli anni sessanta attraversarono l’intero Paese. Una storica stagione di lotte, svolta in anni drammatici per il paese, che produsse l’avanzamento dei diritti attraverso il varo di altri fondamentali interventi legislativi, ma lo Statuto rappresentò una svolta dal punto di vista sia politico che giuslavoristico, nel sancire positivamente alcuni dei diritti fondamentali del lavoratore e delle sue rappresentanze sindacali.

Cinquant’anni quindi in cui l’impianto generale della legge ha retto all’urto dei cambiamenti anche se scalfito in alcune sue parti fondamentali, da interventi legislativi, come il Jobs act, ma confermando tutta la sua concezione moderna e innovativa che i suoi estensori vollero dargli.

RAFFORZIAMO I LIVELLI DI PROTEZIONE DOVE OGGI MANCANO

Il lavoro è cambiato, sta cambiando, come è cambiata l’organizzazionedella rappresentanza e la presenza delle imprese sul territorio. L’innovazione tecnologica e i nuovi modelli di produzione hanno prodotto nuove esigenze e l’immagine anche organizzativa dell’impresa è di fatto profondamente modificata. Un mondo del lavoro in continua evoluzione propone nuove e articolate esigenze e nuove situazioni di contesto vengono proposte ai lavoratori, spesso senza alcuna regolazione e quindi con la diminuzione delle tutele fondamentali.

Serve dunque adeguare quell’impianto alle tematiche del nuovo secolo, evitando ovviamente di cancellare i diritti che esso garantiva, ma al contrario rafforzandone l’efficacia per farli giungere là dove oggi quelle protezioni oggi mancano. Riders, e-commerce, automazione, partite IVA, smart working, hanno riempito il dibattito sul lavoro in questo ultimo periodo ed è quindi necessario un intervento normativo.

TEMI NON PIÙ RIMANDABILI

Serve quindi un nuovo testo, che risolva i nodi che il nuovo mondo del lavoro ci ha posto, a partire dal grande tema delle diseguaglianze.

La disparità salariale tra donne e uomini, contratti pirata dove vengono calpestati i più elementari diritti, il non accesso agli ammortizzatori sociali, la precarizzazione del lavoro autonomo, la mancanza di una legge sulla rappresentanza sindacale sono fra i temi non più rimandabili.

I temi del Lavoro sono stati al centro del dibattito anche sugli interventi per l’emergenza coronavirus. Emergenza che ha amplificato le storiche fragilità della normativa, figlie di quest’epoca di cambiamenti.

Onorare dopo cinquant’anni quello Statuto, significa oggi quindi più che mai dotare il Pese di una nuova e più attuale normativa, che mantenga come riferimento i valori di giustizia sociale, che mezzo secolo fa vennero sanciti in quella Carta, ma che arricchisca, con nuove e più complete protezioni, il nuovo mondo del lavoro e i suoi protagonisti: le lavoratrici e i lavoratori dei prossimi cinquant’anni.

Un tema cruciale sarà come rendere effettive ed esigibili le norme, non solo il prevedere i diritti ma renderli fruibili nel breve tempo, al di là del ricorso al giudice che sappiamo quanto sia spesso farraginoso, al fine di poter usufruire davvero di diritti effettivi, del cui rispetto c’è certezza.

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