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Videosorveglianza, ineludibile l’accordo con il sindacato

By 25 Febbraio 2020 No Comments

Per la cassazione penale (sentenza n. 1733/2020).

È ineludibile l’accordo con le rappresentanze sindacali quando si voglia installare regolarmente un impianto.

Il datore di lavoro/titolare del negozio aveva installato un impianto di videosorveglianza, adducendo motivi di sicurezza, senza l’osservanza di quanto prescritto dall’art. 4, comma 1, L. n. 300 del 1970. Giovandosi di un accordo scritto con tutti i dipendenti, uno per uno, riteneva, come altri imprenditori, che ciò fosse sufficiente a rendere legalmente corretta l’installazione dell’impianto; inoltre dichiarava che le telecamere non erano state poste per il controllo dei lavoratori. Si sbagliava, stando alla sentenza del giudice di primo grado, per cui ha proposto ricorso per cassazione.

La Corte di cassazione, sez. III penale, infatti, con sentenza 17 gennaio 2020, n. 1733 ha confermato l’indirizzo già consolidato in altre pronunce assai recenti (tra cui la sentenza 10 aprile 2018, n. 38882 e la sentenza 8 maggio 2017, n. 22148, tutte della terza sezione).
Con l’installazione di un sistema di videosorveglianza in grado di controllare a distanza l’attività dei lavoratori, come nel caso di specie, si lede la legge 300 anche quando, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali e di provvedimento autorizzativo dell’autorità amministrativa, l’installazione dell’impianto sia stata preventivamente autorizzata per iscritto da tutti i dipendenti.

È ineludibile l’accordo con le rappresentanze sindacali (ovvero il provvedimento autorizzativo della Direzione territoriale del lavoro), quando voglia installare regolarmente, per una delle finalità tipizzate dalla legge, un impianto di videosorveglianza.

La volontà del legislatore, “frutto della scelta specifica di affidare l’assetto della regolamentazione di tali interessi alle rappresentanze sindacali o, in ultima analisi, ad un organo pubblico, con esclusione della possibilità che i lavoratori, uti singuli, possano autonomamente provvedere al riguardo”, per la cassazione è legata alla considerazione dei “lavoratori come soggetti deboli del rapporto di lavoro subordinato” e quindi da tutelare.

E’ per la “maggiore forza economico-sociale dell’imprenditore, rispetto a quella del lavoratore”, che la procedura condivisa con il Sindacato è da reputare inderogabile (a differenza di quanto ritenuto dalla stessa Sez. III, sentenza 17 aprile 2012, n. 22611 poi smentita con continuità nelle sentenze dello stesso organismo, formulate negli anni 2017, 2018 e 2020).

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