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Coronavirus, la Toscana si adegua

By 25 Febbraio 2020 No Comments

In vigore le nuove regole, varranno tre mesi. Chi arriva dalla Cina o è stato a contatto con persone infettate deve sottostare a “sorveglianza attiva”. Ogni Asl attiva un numero da chiamare per i casi a rischio.

Questi i numeri delle tre aziende sanitarie:

Asl Toscana centro
(Firenze, Prato, Pistoia, Empoli):
055 5454777

Asl Toscana nord ovest
(Pisa, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Viareggio):
050 954444.

Asl Toscana sud est
(Arezzo, Grosseto, Siena):
800 579579.

Rossi e l’assessore Stefania Saccardi si chiudono in riunione con la task force istituita per fronteggiare l’emergenza e varano un’ordinanza che recepisce le nuove direttive, valide per tre mesi.

Ed è chiaro che per gran parte guarda soprattutto a Firenze e Prato, dove da anni risiede una delle più vaste comunità cinesi originari dello Zhejiang, la regione considerata dall’Oms la quarta più a rischio proprio in ragione del numero dei contagi.

E a Prato e all’Osmannoro da giorni, del resto, ci sono 1.300 persone chiuse in auto-isolamento volontario e già controllate ogni giorno dagli addetti dell’Asl.

Per questo Rossi ci tiene a ribadirlo: per la Toscana la stretta dettata da Speranza non cambia granché, poiché «riprende e adegua i precedenti provvedimenti già assunti».

In realtà, qualcosa cambia. Intanto, la quarantena non è più volontaria ma «fiduciaria».

Violarla farà scattare un obbligo.

Poi alcuni paletti sono più stringenti:

 

  • ogni Asl dovrà attivare un numero unico attivo dalle 8 alle 20 e dalle 20 alle 8 con casella di segreteria, e chiunque sia tornato dalla Cina o sia stato in contatto con persone infettate dovrà chiamarlo;

 

  • viene fissato il divieto di recarsi in ospedale;
  • un operatore sanitario inoltre dovrà essere responsabile della sorveglianza quotidiana e dovrà telefonare a casa alle persone in isolamento e accertarsi delle loro condizioni (questo, in realtà, già avviene);
  • in caso di sintomi, anche lievi (come rinorrea, cioè il naso che cola, tosse, difficoltà respiratorie, febbre) una squadra di sanitari si recherà a casa per fare il tampone al potenziale caso sospetto e in caso di positività verrà poi trasferito in isolamento in ospedale.

 

 

Non solo.

D’ora in poi, al pronto soccorso, gli addetti al triage chiederanno agli utenti anche se nei 14 giorni precedenti hanno avuto contatti con persone infettate o hanno soggiornato in Cina.

Insomma, Asl e Regione dovranno organizzare una gigantesca macchina di prevenzione.

«Abbandoniamo le polemiche – dice Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive a Cisanello – Ma prepariamoci, abbiamo un problema: il virus ha acquistato una circolazione autoctona anche in Italia».

Il rischio è che adesso si sviluppi un focolaio nel Paese.

Ognuno di noi, nel proprio piccolo, senza allarmismi, è chiamato a collaborare.

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