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Licenziamenti: jobs act bocciato, torni articolo 18

By 23 Febbraio 2020 No Comments

Il Jobs Act viola la Carta sociale europea sui diritti dei lavoratori in caso di licenziamento illegittimo, invito a rivalutare l’Articolo 18.

Il Comitato dei Diritti Sociali di Strasburgo ha richiamato il governo italiano invitandolo a rispettare l’articolo 24 della Carta sociale europea, che sancisce il diritto di ogni lavoratore ingiustamente licenziato di ricevere una tutela effettiva e realmente dissuasiva nei confronti del datore di lavoro.

Il riferimento è alla controriforma Poletti-Renzi, comunemente nota come Jobs Act, che cinque anni fa ha cancellato le tutele piene dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori per i nuovi assunti.

Il monito del Comitato Europeo rappresenta una vittoria per la CGIL, che aveva presentato il reclamo collettivo nel 2017, con il sostegno della Confederazione Europea dei Sindacati, e che ora invita a ripensare la disciplina del licenziamento e a ripristinare l’articolo 18.

IL JOBS ACT VIOLA CARTA SOCIALE EUROPEA

Per il Comitato Europeo dei Diritti Sociali (CEDS), l’Italia con il Jobs Act viola il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a ricevere un congruo indennizzo o altra adeguata riparazione in caso di licenziamento illegittimo, così come sancito dalla Carta Sociale Europea, perché esclude a priori la possibilità di essere reintegrati e fissa l’importo massimo dell’indennizzo al lavoratore a 36 mesi di retribuzione per gli addetti di imprese medio-grandi e 6 mesi per quelli delle piccole imprese.

Il Comitato, spiega il sindacato, ha accolto tutte le contestazioni espresse dalla CGIL e ha riconosciuto che il decreto legislativo n. 23/2015 (cd. Jobs Act) è in contrasto con l’art. 24 della Carta Sociale Europea che sancisce il diritto alla reintegra per ogni lavoratore ingiustamente licenziato, oppure, se questa non è concretamente praticabile, un risarcimento commisurato al danno subito, senza “tetti” di legge.

Il monito arrivato da Strasburgo è netto e ineludibile, smentisce l’impianto teorico del Jobs Act.

Ora va ripensata la disciplina del licenziamento non domandandosi quale sia il regime più favorevole per le imprese,

ma quali siano le tutele più adeguate per i lavoratori e le lavoratrici.

La via da seguire esiste già: il ripristino e l’allargamento dell’articolo 18 nella consapevolezza che un diritto non può essere degradato a “questione amministrativa”.

LA REAZIONE DEL GOVERNO

Va precisato che la decisione del CEDS, pur essendo politicamente importante, non è giuridicamente vincolante.

Bisognerà dunque vedere come agirà il Governo in risposta a tale monito.

Per il momento il premier Giuseppe Conte ha così commentato la decisione del Comitato di Strasburgo:

Noi abbiamo depositato in Parlamento una Carta dei Diritti, che chiede di fare un nuovo Statuto dei diritti di tutti i lavoratori, anche di quelli che oggi hanno rapporti di lavoro autonomo. Ora vorremmo che a cinquanta anni dello Statuto dei Lavoratori, che festeggeremo il 20 di maggio, non sia semplicemente ricordato ciò che non c’è più, ma che questa diventi l’occasione per ridare ai lavoratori e lavoratrici italiani un nuovo Statuto.

NELLE BANCHE

Una parola deve essere spesa sul CCNL del credito, il nostro contratto nazionale, che aveva fra le richieste anche il ripristino dell’art.18.

Nel prosieguo delle trattative questa richiesta è stata cancellata e non comparirà quindi nel testo finale che sarà proposto alle assemblee.

Il Segretario Generale della FABI Lando Maria Sileoni, nel trovare il Sindacato della Toscana a Firenze nelle scorse settimane, ha sottolineato l’importanza di questo nuovo percorso per il quale c’è la totale condivisione del fronte sindacale.

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