Cassa di Risparmio di Volterra

Premessa: Fase Zen

By 10 Ottobre 2019 No Comments

PREMESSA: FASE ZEN,
DEL NOSTRO SEGRETARIO

Carissimi tutti desideriamo chiarire quel passaggio inerente la FABI e il nostro Segretario letto in un volantino di altro sindacato e lo facciamo accogliendo quel punto come una semplice battuta.

Non potrebbe infatti essere altro per chi ragionasse e fosse minimamente competente sulle dinamiche sindacali.

In FABI non esiste la Federazione Pensionati e quindi il collega rimarrà in FABI al pari del periodo di quando era in servizio.

Conserverà quindi la carica di Segretario Provinciale fino alla fine del mandato, per molti anni ancora.

Per questo motivo rimarrà attento alle dinamiche sindacali, “sul pezzo” per quanto riguarda i bisogni dei colleghi e le conseguenti trattative, come sempre, più di sempre, altro che “fase zen” !!!

Se qualcosa dovesse cambiare dal punto di vista organizzativo, renderà maggiormente pregnante la sua attività e non certo più marginale.

Certo è che non si può essere sempre il Sindacato del no e della contrapposizione in azienda: lo diciamo per tutti, se si vuol costruire qualcosa di buono occorre essere anche costruttivi e non capiamo come poter esserlo chiudendo alla firma di ogni possibile accordo, come fatto da alcuni sindacati, finché l’azienda non accetti di rinunciare alla gestione temporale della procedura d’esodo.

Se essere in fase ZEN significa stare attenti alle dinamiche della trattativa, cercare di essere costruttivi e non gestire le relazioni sindacali in modo approssimativo, allora si … non solo il nostro Segretario, ma tutti noi siamo in fase ZEN.

Comprendiamo le aspettative anche dei colleghi, ma non possiamo gestire il tavolo con la pancia, il cervello dovrebbe suggerirci che queste esitazioni sono esercitate probabilmente, bene o male, nell’interesse dell’azienda e quindi nel nostro interesse: una cosa è sollecitare l’altra è “nella buona sostanza” rompere il tavolo.

Nell’interesse di chi?

MAGGIORE URGENZA

La FABI crede necessaria una maggiore urgenza nei lavori di risposta alle esigenze palesate dalle parti e in primo luogo a quelle che pressano la condizione lavorativa dei colleghi.

Non è ammissibile concederci un passo che non risponde all’urgenza dei provvedimenti

e questo vale per la disponibilità di entrambe la parti: se vogliamo costruire insieme un futuro solido per la Cassa, positivo per i colleghi, per quello che ci compete,

è necessario abbandonare i tatticismi

e mettere da parte impegni diversi da quelli cogenti e relativi alle problematiche urgenti.

FONDO PENSIONE AZIENDALE

La Direzione da tempo ci ha raffigurata la necessità di cessare l’amministrazione del Fondo Pensioni Aziendale e di concordare conseguentemente un spin off dello stesso verso un fondo “preesistente” quale potrebbe essere PREVIBANK o PREVIP.

Come FABI siamo stati in tempi diversi a contattare Amministratori FABI di entrambi i fondi per comprendere bene le nostre convenienze.

La Direzione infine ha organizzato per noi un incontro con entrambi gli istituti a Volterra e altri studi sono stati effettuati tant’è che abbiamo le idee chiare, ma è necessario sintetizzare una posizione unitaria da rendere nota all’azienda e da portare, dopo un’ipotesi di intesa, all’assemblea degli iscritti.

Occorre stringere i tempi per non costringere la Direzione ad una disdetta unilaterale che renderebbe tutto più difficile e inasprirebbe significativamente le posizioni.

Sarebbe utile e urgente in questa fase anche un accordo “work in progress” dove vengano definite le intenzioni delle parti di pervenire ad una soluzione ottimale.

Non si può perdere tempo perché è necessaria prima una trattativa con la Cassa per fissare le condizioni di uscita, poi un’altra col fondo alla fine prescelto per accordarsi sulle condizioni di entrata, infine è necessaria una fase di confronto con i colleghi e l’espressione del loro voto eventualmente favorevole.

ESODO

Lo stato dell’arte della trattativa inerente la procedura di esodo volontario è la seguente: le parti si sono trovate d’accordo sul testo definitivo dell’accordo, ma ancora non è stato firmato.

Accordarsi sulla parola è una bella cosa ma un accordo non lo puoi reclamare finché non è stato firmato e quindi per adesso in teoria c’è tutto, in pratica nulla.

COMPRENDIAMO MA NON CONDIVIDIAMO quelle parti del testo concordato che minacciano i lavoratori che sono in “condizione di esodare e decidono di non farlo”, nell’ipotesi che non si raggiunga il numero minimo prestabilito, perché crediamo che:

  • siano inutili in quanto il numero verrà senza meno raggiunto e minacce inutili sono ovviamente deleterie;
  • siano ingiuste perché non si può trattare così colleghi che per quarant’anni hanno lavorato per la Cassa;
  • siano socialmente improvvide perché chi rinuncia all’esodo potrebbe davvero avere problemi propri tali da sentirsi costretto a rimanere a lavoro, suo malgrado.

D’altra parte, come suddetto, comprendiamo la posizione della Cassa che si trova nel bisogno di fare l’esodo e nella necessità di dimostrare di mettere in campo tutte le strategie utili ad addivenire alle aspettative.

Comprendiamo anche la difficoltà oggettiva della Direzione di collocare nel tempo l’inizio della procedura perché ciò rappresenta un costo non indifferente ai fini della risultanza del bilancio, i risparmi arriveranno infatti dopo: comprendiamo quindi anche le titubanze di portare la proposta al CdA finché non si ha tutto ben chiaro e sotto controllo, nell’immediato e in prospettiva.

Adesso che è stata determinata la semestrale però una prospettiva chiara può essere definita e non è giusto continuare a tenere col fiato sospeso tutti i colleghi: quelli che potrebbero andare in esodo e quelli che potrebbero giovare dall’esodo dei più anziani.

La lunga attesa giustifica le proteste ed le palpitazioni dei lavoratori.

Abbiamo ora bisogno di un orizzonte chiaro e ben definito.

ALTRE TRATTATIVE URGENTI: PART-TIME

Oltre alla manutenzione dell’accordo sui mutui, alla miglior definizione delle problematiche inerenti la salute e sicurezza in azienda, all’analisi congiunta dei processi riorganizzativi dell’azienda anche a seguito degli esodi volontari, all’adeguamento delle politiche di contrasto delle pressioni commerciali (ecc …) è essenziale procedere alla revisione del regolamento di accesso alla posizioni PART TIME.

E’ da mesi che la FABI insiste in materia di PART TIME perché ci sono esigenze della Cassa ed altre importanti dei colleghi da raccogliere e normare, oltre alla necessità di adeguarci ad evidenti indirizzi giuridici derivanti dalle leggi tempo per tempo intervenute.

Fino a poco tempo fa tali lacune avevano solo un profilo normativo ma non ridondavano nell’applicazione concrete in capo ai colleghi: ora creano disagio ed è dovere dell’azienda come dei sindacati tutti quello di rispondere presto e fattivamente nell’interesse rispettivamente dei propri dipendenti e dei propri colleghi.

Per quanto riguarda il riordino delle norme aziendali sulle malattie la necessità di intervenire è importante e urgente.

Quello che oggi viene chiesto alla CRV quale documentazione giustificativa di alcune casistiche non viene chiesta in nessun’altra azienda e non ne riscontriamo, dopo anni di sperimentazione diretta, nessuna utilità: serve solo a mettere in difficoltà i colleghi ed a metterli in contrasto con i medici e le strutture sanitarie.

A tal fine, per far comprendere bene l’importanza di quello che diciamo vogliamo ricordare la vicenda vissuta dal nostro Segretario Mario Pertici per aver osservato prassi non chiaramente definite, per altro già seguite senza danno da altri colleghi e indicate dalla stessa azienda.

I fatti comportarono un provvedimento disciplinare dell’azienda nei confronti di Mario, il massimo provvedimento conservativo e ciò significa che oltre c’era solo il licenziamento.

Un suo immediato ricorso al Tribunale del Lavoro di Pisa gli dette piena ragione, annullò il provvedimento e ordinò alla Banca di adeguarsi.

Ma nonostante ciò la Cassa non ritirò la querela inoltrata presso il Procuratore della Repubblica di Pisa e fu prassi consolidata da parte di quest’ultimo il rinvio a giudizio di Mario (per falso e truffa) e l’inizio di un nuovo percorso assai faticoso, alla fine del quale è arrivata l’assoluzione piena “perché il fatto non costituisce reato”.

Tre riflessioni:

  • è doveroso fare in modo che questo non accada più a nessuno;
  • nel faticoso percorso penale della vertenza, oltre alla conclusione finale per la quale c’è ovviamente la massima soddisfazione, grande sollievo è derivato dalla solidarietà dei colleghi che  personalmente ci hanno messo la faccia in tribunale e, vi assicuro, non è cosa lieve: li ringraziamo e ne apprezziamo l’onestà e il coraggio;
  • nello stesso contesto nessun appoggio è venuto però in via ufficiale e in qualche caso nemmeno ufficiosa, dagli altri sindacati;
  • potremmo rimandarvi alla lettura del dispositivo, ma crediamo che oggi sia necessario fare punto e a capo e ripartire per un percorso non di contrapposizione ma di progresso nelle relazioni e nei conseguenti risultati, quali gli accordi che necessitano ai colleghi e alla Direzione.

CONTRIBUTO WELFARE

Ultimo importante argomento è quello inerente l’erogazione del contributo familiare in welfare aziendale.

Abbiamo approfondito il problema in questi mesi parlando diffusamente con i colleghi e verificando come le diverse aspettative ma anche le diverse necessità siano oltremodo variegate.

Abbiamo maturato la convinzione che dobbiamo offrire ai colleghi la possibilità di scegliere fra diverse e differenti alternative: in questo caso è veramente difficile scegliere per tutti in modo univoco e, così facendo, rispondere positivamente alle diverse condizioni, condizioni appunto talmente diverse che vanno ad ingenerare di fatto palesi e diffuse ingiustizie conseguenti a qualsiasi scelta, qualche beneficio per alcuni, danni diffusi per altri.

C’è difficoltà formale e normativa però per trovare la strada utile a rendere possibile questa facoltà di scelta.

TEMPI DELLE TRATTATIVE

Nonostante le nostre richieste di poter lavorare in tempi rapidi, l’ultima riunione si è tenuta Venerdì 13 Settembre, la prossima ci sarà Martedì 1 Ottobre.

In questo contesto non troviamo questo giustificabile né accettabile e chiediamo un più stringente ritmo dei lavori.

Invitiamo gli altri sindacati a rimuovere l’out-out imposto alla Direzione che condiziona la firma degli accordi, urgenti per la Cassa e per i Colleghi, alla firma sull’esodo: questo non è nell’interesse dei lavoratori.

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